Ti trovo cambiato (studio sociologico dei passeggeri prima e dopo il viaggio)

Da ogni viaggio si rientra cambiati. E non è una di quelle frasi alla Osho o peggio ancora alla Fabio Volo, è che proprio tornare da un viaggio ti devasta, ti stanca, ti scoraggia e deprime. Una recente ricerca (fonte: io) dimostra come questo massimo stato di devastazione psicofisica tocchi il suo picco massimo nel momento in cui si arriva in aeroporto per prendere il volo di ritorno. Gli occhi dell’instancabile viaggiatore si fanno spenti, i pensieri legati alla vita quotidiana tornano a galla e la bolla esplode… che scenario devastante. Ma la cosa più divertente è puntare una serie di personaggi in aeroporto pronti al loro viaggio di andata e ribeccarli al momento del rientro: persone totalmente imbruttite.

  1. La coppia che pensava di cementare il proprio rapporto. “Se non sei sicuro del tuo partner statti a casa” dice il saggio. Un viaggio aiuta l’unione delle coppie rodate e affossa completamente quelle che si stanno formando. Prima del viaggio di andata la neo-coppia dispensa melassa in quantità industriali, tanto da far disgustare Winnie Pooh… baci, abbracci e domande di conferma “sei contento, si parte?”, “5 giorni tutti per noi, felice?”. Logorrea, logorrea canaglia… prima della partenza i piccioncini sono un fastidioso concentrato di entusiasmo ma, spesso, quando li ribecchi al ritorno li trovi irriconoscibili. Lei, all’andata truccatissima, che neanche Moira Orfei, al ritorno è un fantasma. Non parla. Lui le cinge il braccio intorno alle spalle e lei si ritrae. Lo sguardo mostra disappunto misto a odio. Il viaggio è andato chiaramente male e dover passare anche solo 5 giorni a stretto contatto con la persona che stai lentamente imparando ad odiare non è facile. L’indomani lei lo lascerà o lui smetterà improvvisamente di chiamarla, a seconda.
  2. L’entusiasta con amica. La coppia di amiche di una certa età pronte al loro viaggio di riscossa sono un grande classico. Tendenzialmente la coppia è formata da una logorroica che ha organizzato un minuzioso piano di battaglia con l’intento di abbattere l’amica ed una succube che accetta silenziosamente la situazione. Ma, mentre nel viaggio di andata la succube cerca di dare una chance alla sua folle metà, nel viaggio di rientro c’è solo una domanda che chiara si staglia sulla sua fronte: “ma chi caxxo me l’ha fatta fare?”. L’entusiasta, troppo concentrata sul suo itinerario, non si rende neanche conto dello stato d’animo avverso della sua compagna e pensa sia stato un viaggio stupendo. La sua amica, invece, pensa a come sparire per sempre dalla sua vita.
  3. La pazza in sintonia col luogo. Parte da sciura milanese e rientra turchizzata. I suoi “figa” “ne” e “va che roba” lasciano il posto a fine viaggio a nuove parole apprese nel corso della permanenza all’estero e così il suo aspetto risente di influssi orientaleggianti… bandane, abiti floreali e scarpe appositamente acquistate al Gran Bazar ne creano un nuovo look. Peccato che in sindrome da rientro il suo aspetto così zen strida fortemente con i suoi tic nervosi che stanno riprendendo il sopravvento. Solitamente in astinenza da tabacco, vede lentamente sfumare i suoi tatuaggi all’hennè che lasciano il posto al livore per via dei ritardi del volo, alla confusione creata dai passeggeri e, ben più grave, al fatto che la compagnia di bandiera turca non faccia neanche un annuncio in Italiano. Nel giro di pochi minuti la sintonia col luogo è finita ed è tornata sciura nevrotica senza neanche accorgersene.
  4. Famiglie illuse con bambini perfidi. Tante coppie giovani e inesperte ci provano: perché rinunciare ad un bel viaggio solo perché c’è un bimbo piccolo insieme a noi. Condivido, ma spesso ritrovarli al rientro è un’esperienza mistica. Dacchè li ricordavi durante il viaggio di andata accomodanti verso un pargolo piagnucolante, al ritorno tutta questa armonia sparisce: “Matteo se non la smetti di piangere prendi tante di quelle mazzate che te le faccio ricordare” è una delle tipiche frasi udibili in aeroporto. I fasti di quel priority boarding dell’andata dovuti alla presenza del pupo non bastano a cancellare 5 giorni di occhiaie, pianti, capricci e subdole manovre per far impazzire i genitori. La prossima volta, a casa.
  5. I maniaci del selfie. All’andata è un continuo fare foto… lui con l’ala dell’aereo, lei col portellone ancora aperto, lui con il caffè dello starbucks, lei con la hostess… “sorridi, dai sorridi, non così, sorridi col sorriso vero”. Senza mai stancarsi allungano braccini per selfie come se non ci fosse un domani, simulando posizioni naturali mentre con la coda dell’occhio verificano di aver effettivamente mostrato il proprio profilo migliore. Al ritorno sono molto tristi, ma non perchè il viaggio sia finito – tanto dei luoghi poco gli fregava – ma perchè hanno la batteria quasi scarica e quindi non possono più mostrare al mondo come si stanno divertendo in aeroporto. Oppure perchè gli hanno fatto imbarcare il braccino e sono in apprensione.
  6. E poi ci sono quelli come me, iperattivi fino a quando non arriva l’ultimo giorno di vacanza. Infaticabili fino a quel momento e poi improvvisamente morti, dentro e fuori. E’ come se le pile si scaricassero improvvisamente: le parole iniziano ad uscire con lentezza, la tristezza prende il sopravvento, la vacanza è finita e non ci sono più motivi per lottare. Sonnolenza e letargia accompagnano questa tipologia di soggetti fino a casa la sera, e il giorno dopo e quello dopo ancora…. Finchè non programmeranno il loro prossimo viaggio. E tutto ricomincerà.
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