Guidare con prudenza ovvero “come ti rovino il tour guidato”

La visita guidata… esperienza che può rendere indimenticabile un luogo altrimenti difficilmente valorizzabile o viaggio negli inferi attraverso ore ed ore di noia? Entrambe le cose, a seconda di colui o colei che la conduce. Nel corso dei miei viaggi sono entrato in contatto con guide di ogni tipo, da quelle improvvisate a quelle scoglionate, da quelle iper-entusiaste a quelle pettegole che raccontano i gossip del luogo (le mie preferite). Ma è arrivato il momento di fare una classifica delle peggiori guide mai trovate, è stato difficile dar loro un ordine, ma alla fine sono riuscito a selezionarle:

  1. L’impreparata di Valencia. Era costei una volontaria del Museo Nacional de Cerámica di Valencia. Io mi facevo i fatti miei pronto a visitare in tranquillità il palazzo quando la stessa mi ha raggiunto per chiedermi se avessi voglia di fare una visita guidata. Tengo a ribadire… una volontaria che si è auto proposta… immaginavo fosse un genio dell’arte, nessuno è mai andato volontario a un’interrogazione se non aveva studiato. Ed invece Rosa era masochista. “Questo palazzo è in stile tardo (PUNTO)” non scorderò mai questo incipit. Solo dopo aver pronunciato questa frase probabilmente si è resa conto che avrebbe dovuto continuare a dire qualcosa del palazzo e ha cominciato a cambiare colore e balbettare parole come “suppellettili”, “qui puoi vedere vasetti” e “un sacco di altri cosi”. Dopo circa 10 minuti così, di cui 8 passati in silenzio a passeggiare fianco a fianco, Rosa – neanche fosse a scuola – ha iniziato a tossire pesantemente, sembrava malata di tisi. Mi ha guardato e ha detto “mi dispiace, non riesco a continuare, troppa tosse”. E se n’è andata. Valutazione: Non classificato
  1. Il monaco di Tyniek. L’abbazia di Tyniek è un posto splendido a poco più di 10 km da Cracovia. La Lonely Planet la poneva tra le cose da vedere assolutamente, quindi è chiaro che dovevo andarci. Immaginavo orde di turisti pronti a strapparsi i capelli per acquistarne il biglietto di ingresso ed invece la desolazione. Non c’era anima viva, non si sentiva un rumore… ho raggiunto l’ingresso e non si è palesato nessuno, finchè non è comparsa una ragazza. In modo difficoltoso sono riuscito a farle capire che ero interessato alla visita guidata del luogo e lei si è ritirata per consultarsi con qualcuno. Dopo pochi minuti la stessa è tornata, dicendo che -sì – la visita si poteva fare ma ad una cifra astronomica per gli standard polacchi (tipo 10 euro) e chiedendo se fossi comunque interessato. Le ho detto di sì e lei sconsolata mi ha detto “ok…vado a chiamare Jerez, un monaco spagnolo che parla italiano e che vi accompagnerà nella visita”. Jerez non parlava italiano. Jerez non conosceva l’abbazia pur abitandola. Jerez non aveva mai fatto fare un tour guidato a nessuno. Ma soprattutto Jerez era timido e ogni volta che sbagliava una parola in Italiano – quasi per tutto il tempo – piroettava su se stesso scusandosi. Dopo 20 minuti di piroette tra le varie sale dell’abbazia ed una riedizione italo-spagnolo-polacca di taboo in cui Jerez cercava di far capire una parola (tipo “quello coso che suona di grande… con canne”. L’organo. Esatto.), Jerez ha capito che doveva far passare almeno altri 10 minuti e quindi ha iniziato a guardarsi intorno con fare circospetto mentre pensava “che cazzo posso far fare a questi?”. La risposta è arrivata in un lampo, quando ha indossato la veste talare e ha detto “ok, vi recito un canto gregoriano”.  Neanche stesse a Polonia’s got Talent, Jerez ha cantato ininterrottamente per 10 minuti, unici spettatori io e mia sorella letteralmente sotto shock. Penso che questo rimarrà il momento più surreale della mia vita. Jerez per me è sì, mi sei arrivato. Valutazione: 2 per la preparazione,  9 in canto. Totale: 5 1/2
  1. La tossica di Bologna. Poco da dire, la tossica aveva una faccia così bianca che il fantasma Casper in confronto sembrava un Afro-americano. Sembrava che il suo unico bisogno fosse quello di avere una dose in tempi rapidi, ma si trovava – ciononostante – a condurre un gruppo per le vie di Bologna, sperando l’estenuante esperienza potesse terminare quanto prima. E così la pensavo anche io, in fondo volevamo la stessa cosa. Non una dose, ma che finisse. La noia, la noia e la noia… per quanto ne colga l’interesse storico, si può stare in Piazza Maggiore nello stesso punto per un’ora intera senza mai spostarsi? Per la tossica sì. Più che un tour sembrava 10 piccoli indiani, siamo partiti numerosi e ci ha fatti fuori uno a uno. Ce ne siamo andati quando si è distratta. Valutazione: 8 per la preparazione, 1 per il grado di coinvolgimento. Totale: 4 1/2
  1. Susanna delle Isole Brioni. Susanna aveva la voglia di vivere di un pesce rosso imbustato alla sagra di paese. C’è da dire che le isole Brioni in Istria erano stupende, ma la visita guidata di Susanna era riuscita a farmele odiare così tanto che speravo Tito tornasse a fare fuori tutti, me compreso purché lo strazio avesse fine. Susanna conosceva 4 frasi in croce in italiano e le ripeteva in loop incurante del fatto che prima o poi qualcuno si sarebbe accorto che le frasi erano sempre le stesse. Nessuno scorderà mai ad esempio la frase numero 2 “grande batteriologo Robert Koch bonificato palude” o la numero 3 “pappagallo Cocky oggi non parla perché non preso caffè.” Susanna mi rimarrai nel cuore. O un po’ più in basso. Grado di coinvolgimento 1, spigliatezza 1. Totale: 1
  1. L’esperta della Valtellina. Ma la vetta spetta a lei, la regina delle guide turistiche, colei che davvero si può considerare un luminare dell’arte. Nella provincia valtellinese, caro amico turista, potresti beccare l’Esperta suprema che ti illustra un antico castello di pregio, con una dovizia di dettagli che neanche Philippe Daverio. Ho iniziato a dubitare della sua preparazione già nella sala uno, quando meglio di un critico d’arte ha commentato: “allora, vi mostro direttamente questa stele che è la più bella… non che le altre sono brutte, ma questa c’ha un sacco di disegni sopra.” Ho avuto un altro dubbio nella sala 2, quando ha iniziato a leggere le didascalie presenti sui pannelli illustrativi, facendo vedere che era farina del suo sacco ma saltando delle parole che rendessero di senso compiuto il suo discorso. Altro dubbio nella sala 3 quando doveva illustrare degli affreschi che riprendevano l’Orlando Furioso e ha iniziato con “questo è Orlando. Quella è Angelica. Questo non lo so. Questo non mi ricordo. Quello è di nuovo Orlando. Andiamo alla prossima stanza”. Lì i miei dubbi si erano trasformati già in certezza, ma – per colpa di un gruppo che la assecondava nella sua ignoranza – lei aveva iniziato a prenderci in simpatia abbattendo gli ultimi freni inibitori con perle come: 1. in questo dipinto vedete Noè nel momento in cui ha inventato il vino, perché si dice che ha inventato il vino, non lo sapevate? Questo è il momento. 2. Questi affreschi sono un po’ sconci, rappresentano una storia – per dire – tipo Beautiful, 3. Questi dipinti sono stati riportati alla luce con una tecnica…. tipo quella dei trasferelli per intenderci. 4. Questi nobili che vivevano qua stavano sempre mangiati e bevuti e quindi si coricavano un poco in verticale per non affogarsi. Ma tutto ciò non rende davvero il grado di ignoranza abissale dell’Esperta,  così come non rende scrivere di quando ha parlato del Sacro Macello come di un rinomato mattatoio. Vorrei concludere dicendo che il castello era stato costruito da Azzo Primo e ultimato da Azzo Secondo. Eviterò di riportare i suoi commenti, ma l’Esperta della Valtellina ha vinto tutto. Voto globale: Zero.

E comunque grande batteriologo Robert Koch bonificato palude.

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