Un Italiano a… Helsinki

La scorsa settimana ho comunicato agli amici che avrei trascorso qualche giorno a Helsinki. La risposta più gettonata dagli stessi è stata “e che sta ad Helsinki?”. Per buona parte degli Italiani un buon motivo per lasciare l’amata patria è solo quello di andare a Barcellona, Parigi e Londra (se estate in Grecia e Croazia, se no neanche). Ho mostrato il mio punto di vista sul fascino unico dei paesi nordici ed ho anche recuperato punti grazie a pertinenti argomentazioni finchè non mi hanno chiesto quanti gradi avrei trovato in Finlandia. Ho dovuto rispondere che le massime erano di 5 gradi e che avrei partecipato anche alla festa di primavera.

L’Italiano medio non tollera che qualcuno possa andare volontariamente in un luogo tanto freddo e a maggior ragione non può concepire che il finlandese creda seriamente di indire una festa sull’arrivo della bella stagione a queste temperature. Ebbene sì, anche se i pinguini si scatenavano e il vento gelido tagliava la faccia, i finlandesi il primo maggio erano in piazza a festeggiare il Vappu, una ricorrenza che mescola festa dei lavoratori, festa degli studenti, festa di primavera, Carnevale, Pasquetta e (dato il clima) pure Natale. L’atmosfera era un po’ anni 80, una grande sagra di paese molto sentita che andava a sfociare in pic-nic luculiani nel grande parco cittadino vista mare. Protagonista indiscusso della festa l’alcool, e menomale, perchè il rischio ibernazione nel parco a 5 gradi secondo me è molto elevato. Tutti in città indossavano un simpatico berretto bianco, simbolo della festa… dai bambini agli ottantenni, per lo più vittime di un candeggio erroneo, dato il colore “giallino sporcizia” dei propri cappellini.

Ma quali sono i problemi principali che può riscontrare un Italiano ad Helsinki?

1. I costi. Si sa i paesi nordici sono cari, ma questi stanno proprio col passamontagna fisso in faccia. Tutto costa tanto ed anche un semplice souvenir potrebbe voler richiedere l’esborso di un rene. Caro finlandese, la dicitura “hand made” non ti autorizza a far pagare una piccola renna di peluche quanto una cena da Cracco.

2. Il cibo. Se vai all’estero devi provare i piatti tipici, è il mio mantra. Ma a volte la varietà non aiuta. Io di mio non amo il pesce, quindi in una città di mare parto svantaggiato. Cosa mi ha offerto quindi la capitale finlandese? spezzatino di renna! Ora, non sono vegetariano, ma la renna che nell’immaginario traina la slitta di Babbo Natale, lanciata nel piatto con i mirtilli mi fa un po’ dispiacere, se poi pensi che con quella cifra in Italia ti compri una renna vera da tenere sul balcone ti dà anche fastidio.

3. Finlandesi, gente silenziosa. A parte il Vappu, giorno di trasgressione in cui il finlandese si dà alla pazza gioia, i giorni seguenti ricordano “the day after tomorrow”. Il finlandese è stanco per tutta la mondanità sperimentata in quelle 24 ore e ha bisogno di riprendersi probabilmente. Quindi le strade sono tendenzialmente vuote, i ristoranti poco battuti e soprattutto in giro non si sente alcun suono. A me questa cosa piace anche, ma l’Italiano all’estero ha bisogno del rumore, e più pensa al fatto che si trova in una capitale, più si stizzisce di quell’ordine e quel silenzio anche perchè:

A. il finlandese non suona il clacson, non so neanche se la sua auto sia dotata di tale optional

B. il finlandese non parla ad alta voce. Le persone sussurrano per strada come nei locali.

C. Almeno un po’ di musica proveniente da qualche cantante di strada? Macchè, con quei costi il cantante di strada è destinato a morire di fame (anche perchè magari la pensa come me sulla renna)

Un solo rumore colpisce l’Italiano ad Helsinki, ed è questo che conduce al punto 4

4. Rutto libero. Ebbene sì… questi non parlano, non cantano, non gridano…ma ruttano, eccome! La prima volta ero a colazione e ho pensato di aver sentito male, la seconda volta in un ristorante e sono rimasto interdetto, la terza, la quarta e la quinta ho avuto la sicurezza. Sarà un’usanza locale, un modo per dire “tutto buono” al cuoca, un linguaggio per non farsi capire dal turista italiano, ma ad Helsinki l’unico suono che poi rimbomba nel silenzio generale è quello.

Ora, uscendo dal ruolo di Italiano medio, penso che Helsinki sia una città bellissima anche se non è un luogo d’impatto, la si scopre lentamente nella sua austerità e dà il meglio di sè dall’acqua che la circonda. L’isola di Suomenlinna ad esempio è un luogo splendido e incontaminato.

Però caro amico Italiano preparati, il finlandese non ama andare a passeggio avanti e indietro sul viale principale nella speranza di incontrare volti conosciuti da salutare, non esce per strada con gli occhiali da sole che tu indossi anche in caso di temporale, non usa il woolrich per andare in centro e, ancora, parla tanto di design ma il suo look non pare aver risentito di tale rivoluzione; se però riesci a passare sopra a tutto questo, sappi che anche tu potresti innamorarti un po’ di questo piccolo lembo di Finlandia meridionale.

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4 pensieri su “Un Italiano a… Helsinki

  1. è uno dei posti che vorrei visitare presto *_* Mi ricorderò di essere più silenziosa e di stare attenta a non mangiare renne in nessun modo =( Anche se poi, magari la renna per loro è come il maiale per noi, l’idea di far restare a piedi Babbo Natale mi rattrista 😛

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    1. In effetti è quello, se avessimo la garanzia che Babbo Natale abbia un mezzo di trasporto alterativo sarebbe diverso! 😉 Se avrai bisogno di consigli più seri per il tuo futuro viaggio ad Helsinki resto a disposizione, il nord Europa è magico! 😉

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      1. appena organizzo ti contatto, così vado più preparata dei miei ultimi viaggi 😉 io sono stata a Praga, lì si che potresti raccogliere cose “ambigue” per il tuo blog :p

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